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Perché avere dei figli significa spesso perdere il lavoro?

In Italia c’è ancora molta disparità tra maternità e paternità. Il 25% delle donne che hanno dei figli perdono il loro posto di lavoro subito dopo.

Lo sapevate che mettere al mondo dei figli comporta il rischio di perdere il lavoro? Capirai che novità, vi direte.

In effetti non c’è nessuna novità purtroppo, ma esiste un dato che ha attirato la mia attenzione e su cui vorrei porre la vostra; si trova all’interno dell’indagine “Papà, non mammo. Riformare i congedi di paternità e parentali per una cultura della condivisione della cura“, a cura di WeWorld Onlus in collaborazione con IPSOS Italia.

Secondo l’indagine, la quota di donne che lasciano il lavoro dopo la nascita dei figli è 5 volte superiore rispetto a quella degli uomini: 25% contro 5%. Questo dato rispecchia ancora una società incapace di rompere gli stereotipi di genere, e mette in guardia sulla necessità di estendere i congedi parentali anche ai padri. 

Come sostiene Elena Caneva, coordinatrice area advocacy nazionale, policy e centro studi WeWorld: 

“Estendere i congedi per i padri e quindi favorire la condivisione della cura dei figli permette alle donne di rientrare prima nel mercato del lavoro e di non dover ridurre il tempo dedicato al lavoro retribuito. Ciò significa possibilità di fare carriera, quindi in generale occupazione femminile e empowerment. Per quanto riguarda l’aspetto culturale, l’idea è quella di rompere rigide divisioni di ruoli e stereotipi di genere che ancora attribuiscono determinati compiti alla madre e altri al padre, fornendo così modelli positivi per i figli e le figlie”.

Fonte: Livia Zancaner, articolo de “Il Sole 24 Ore”, 19 Maggio 2022

Io non sono ancora diventato genitore, ma molti dei clienti che incontro invece lo sono. Quando ascolto le loro storie mi rendo conto di quante competenze hanno sviluppato con la genitorialità e di come queste competenze sono trasferibili in azienda e nel lavoro.

Come è possibile allora che un’impresa sia disponibile a privarsi del patrimonio di competenze che un genitore sviluppa con la nascita di un figlio?

Leadership, organizzazione, pianificazione, gestione dei conflitti e time management sono tutti esempi di competenze che riscontro ogni giorno nelle storie delle mamme che rientrano al lavoro.
Le imprese, anziché proteggere un’esperienza di vita così formativa, permettono al 25% delle donne che hanno avuto un figlio di lasciare il lavoro, rinunciando così ad un patrimonio di competenze preziosissime. 

È molto interessante come nel CV tendiamo spesso a mettere in evidenza un hobby, uno sport o un’esperienza di volontariato, ma non le esperienze di vita come la maternità o la paternità, il prendersi cura di un parente malato o l’aver vissuto all’estero. Queste esperienze generano competenze strategiche per la vita di un’impresa e noi, invece di esaltarle, le nascondiamo. Le omettiamo, ci preoccupiamo di come riempire quel buco sul nostro curriculum in cui ci siamo assentati dal lavoro perché abbiamo avuto dei figli.

Nella mia esperienza di recruiter ho apprezzato tantissimo il cv di una persona che nel descrivere le sue esperienze scriveva:

Dal 2006 al 2009 – MAMMA
Attività e responsabilità: l’esperienza più bella della mia vita!

Credo di poter affermare che estendere i congedi ai padri, favorendo la condivisione della cura dei figli, aiuti non solo a tutelare le madri dal rischio di perdere il lavoro e generare opportunità di carriera femminile, ma anche a creare una nuova cultura sulla genitorialità. Una cultura che dà modo alle imprese di comprendere il valore strategico che questa esperienza può generare all’interno dell’impresa stessa.

Diventare genitori e tutelare uomini e donne che vogliono diventarlo può diventare per le imprese una missione fondamentale per salvaguardare le proprietà formative della genitorialità e garantire una crescita sostenibile.

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