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Stoner, J. Williams - 2016, Fazi Editore

Stoner: storia straordinaria di un uomo normale

Qualche settimana fa, curiosando tra il milione di libri di mia sorella, mi sono ritrovato tra le mani il romanzo Stoner di John Edward Williams. Ricordo di averlo notato in mezzo agli altri perché catturato dall’immagine sulla copertina: mi piaceva quest’uomo dallo sguardo acuto, intelligente, con la fronte larga. Aveva un non so che di familiare. La quarta di copertina ci dice che in questo libro si narra della storia straordinaria di un uomo normale.
Mi sono immedesimato. Non avevo la stessa faccia del tipo in copertina e sicuramente nemmeno la stessa storia, ma sentivo di poter trovare ispirazione leggendo delle gesta di questo uomo, apparentemente normale e speciale allo stesso tempo.

William Stoner nasce in una famiglia di contadini, non ha amici, non ha passioni. Aiuta in casa lavorando nei campi ed è immerso nella solitudine. Su consiglio dei genitori si iscrive alla facoltà di Agraria, con l’obiettivo di apprendere conoscenze nuove per migliorare le coltivazioni dei terreni di famiglia. Lavora duramente per mantenersi gli studi, non indossa abiti firmati, è una persona timida, introversa, insicura nelle relazioni ma capace di ascoltarsi, di auto ingannarsi, se vuole, ma anche di agire in maniera coerente con le proprie emozioni.
Scopre casualmente la passione per la letteratura: se ne appassiona a tal punto che decide di cambiare facoltà, pur sapendo di dare un dispiacere ai suoi genitori. Lo fa con delicatezza e rispetto per le proprie emozioni e per quelle dei genitori. Nei modi è gentile e premuroso, nelle scelte sa essere risoluto e deciso.
Si laurea, prosegue con un dottorato e diventa un professore universitario di letteratura inglese: non ho ben capito se gli piace più insegnare oppure studiare la materia che insegna, ma a pensarci bene, forse più la seconda. Ad ogni modo Stoner ama quello che fa e ama studiare la letteratura.
Ha solo due amici, uno dei quali muore molto giovane. Si sposa con la prima ragazza che frequenta, si illude di esserne innamorato e ha una figlia. La sua relazione coniugale è un disastro e accanto a questa donna resterà consapevolmente infelice per tutta la vita. Si innamora davvero solo molti anni dopo di una seconda donna, una relazione piena di libertà e di rispetto l’uno per l’altra, alla quale rinuncia in nome dello stesso rispetto per sé stesso e per l’altra persona.

Affronta la perdita dei genitori, i problemi e le soddisfazioni del lavoro, l’infanzia della figlia, la difficile relazione coniugale, gli attacchi di delatori e colleghi dell’università presso la quale insegna, con indifferenza emozionale e allo stesso tempo con profondo rispetto per le sue emozioni.
Muore forse senza aver assaporato la vita al 100%, ma avendo fatto scelte che hanno sempre, in qualunque momento, preservato la sua integrità, la sua unicità, la sua identità. Nasce, cresce e muore da persona congruente, sempre, anche quando la vita lo ha messo di fronte a possibili scelte diverse.

Ho ritrovato molti dei concetti del counseling leggendo questo romanzo.
Agli occhi dei suoi contemporanei Stoner appariva verosimilmente come una persona insignificante, un insegnante a tratti eccellente, a tratti mediocre. A chi legge la sua storia invece, l’uomo appare piuttosto come una persona dotata di una grande forza interiore, silenziosamente capace di portare rispetto agli altri e in primo luogo a sé stesso; capace di ascoltare e di ascoltarsi, di non giudicare e non giudicarsi, proprio come un Counselor, che permette a sé stesso e agli altri di sentirsi riconosciuti nel proprio modo di essere.

Credo che il più grande insegnamento che ci può dare Stoner sia proprio questo: la possibilità legittima di essere semplicemente come si è e non come come gli altri ci dicono che dovremmo essere. Questo vuol dire essere autentici, amarsi per ciò che siamo nella consapevolezza che possiamo cambiare, se lo desideriamo. Stoner cambia università, tradisce la moglie per concedersi un’esperienza di coppia più felice, lotta per l’integrità della sua professione, motiva le sue scelte in nome di ciò che è e rispetta le scelte degli altri in virtù del profondo rispetto per il loro modo di essere.

Le sue scelte, benché a volte possano apparire immutevoli, piatte o lasciate a un destino senza via di uscita, sono fatte in nome del suo modo di essere. Sono poche le scelte che compie nel corso della sua vita, ma questo è il suo modo di essere e riesce a metterlo in luce anche nei momenti più bui applicando quella che nel counseling rogersiano viene definita tendenza attualizzante, ovvero la capacità intrinseca nell’essere umano di orientarsi in modo diretto verso il completamento e l’attualizzazione delle proprie potenzialità. Il coraggio di essere ciò che siamo, rispettandosi e senza giudicarsi, e la fiducia di poter cambiare nel pieno rispetto del proprio modo di essere, senza sensi di colpa verso i risultati del cambiamento.

Non giudicare, non giudicarsi, coraggio, congruenza, fiducia, rispetto verso sé stessi e verso gli altri.
Queste le caratteristiche che fanno di questo anti eroe una fonte di ispirazione e della sua vita ordinaria una vita straordinaria.

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